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Intesa Sanpaolo nel caos informatico: clienti in balìa della "migrazione"

Abbecedario_m_2 M come migrazione informatica.

Grande è la confusione sotto il cielo in Intesa Sanpaolo, ma la situazione non è per nulla eccellente (al contrario della massima confuciana). Nel primo gruppo bancario italiano che, al 31 marzo, contava 6.566 filiali e 11,5 milioni di clienti sparsi in tutta la Penisola, la migrazione informatica terminata sabato scorso, 12 luglio,
è proceduta con grandi difficoltà – come è avvenuto anche in altri gruppi bancari, del resto –. «Plus24», il settimanale di finanza e risparmio del «Sole 24 Ore», ne aveva già dato notizia il 14 giugno: dal 7 giugno l'adozione del nuovo sistema informatico ha riguardato le filiali ex Intesa di Toscana, Sardegna, Umbria, Bergamo, Brescia e Milano città.

Sin da prima della quarta fase della migrazione (che ha riguardato circa 400 sportelli ex Intesa e un potenziale di 1,2-1,4 milioni di conti correnti), problemi erano stati segnalati dai sindacati della provincia di Milano («Se ritengono che l'operazione sia riuscita, sappiano che il paziente è quasi morto»), da Torino e Genova. Il catalogo dei disservizi, che hanno coinvolto decine e decine di migliaia di clienti i cui conti sono finiti "in ostaggio" dei sistemi informatici imbizzarriti, viene fornito proprio dal volantino del 20 maggio delle Rsa del Milanese, che copiamo nella parte in cui spiega la situazione, rispettando anche le forme (molto vicine al "burocratese") della lingua utilizzata.

I disguidi per i privati...

«A puro titolo esemplificativo citiamo alcuni esempi di disservizi: bonifici e stipendi, disguidati e lavorati con notevole ritardo (c'è il problema che stanno passando in addebito automatico anche le penali), che stanno portando a una vera e propria sollevazione di clienti, e dei loro dipendenti, che aggravano la situazione con richieste di ricerche urgenti; bonifici in arrivo finiti su non si sa quali partite; titoli e/o polizze scaduti il cui netto ricavo è finito non si sa dove; l'anagrafica non corretta (es. indirizzo indicato come casella postale, la mancanza di Partita Iva ecc..) di migliaia di clienti nella migrazione ha prodotto evidenze da sistemare che sono bloccanti a livello operativo (es. dai c/c non possono né partire né entrare bonifici) ovviamente la sistemazione deve essere fatta in filiale; l'internet banking dei clienti che non visualizza le posizione dei fondi perché le rubriche fondi non sono collegate ai c/c, ciò ha causato il panico con conseguente assalto agli sportelli per le doverose spiegazioni: la sistemazione necessita del reinserimento di tutti i dati in procedura (per capirci nelle filiali più grosse si tratta di migliaia di posizioni). Come ciliegina sulla torta possiamo parlare dei colleghi non sanno nemmeno se possono vendere i prodotti di cui, fino alla settimana prima erano certi: mutui liquidità, c/c personal, libretto risparmio "Baby orizzonti", in quanto sono spariti, non è stata fatta abbastanza pubblicità al fatto che il catalogo dei prodotti sarebbe passato da 340 a 130 per le filiali retail e da 400 a 160 per le filiali imprese».

...e per le imprese

Difficoltà che non hanno riguardato solo le persone fisiche, ma anche le imprese clienti. Ecco la descrizione dei disguidi tratta sempre dal volantino delle Rsa di Milano e provincia:
«Apriamo il triste capitolo mercato imprese: forse la causa dei disservizi che dobbiamo elencare è la mancata decisione sulla tipologia della "filiale tipo" e del "chi fa che cosa". Non si spiegano altrimenti i seguenti problemi: le funzioni contabili ribaltate sui Centri Impresa non trovano corrispondenza con gli addetti Back Office che esistono ancora nel mondo SanPaolo presso le Filiali Imprese ancorché parzialmente migrati sui Back Office accentrati; gli impegni di firma sono finiti sulle filiali di radicamento e non possono essere movimentati dai Centri Imprese, anche il rapporto di portafoglio e anticipo fatture è finito sulla filiale di radicamento, ora il Centro Imprese non riesce più a lavorare l'anticipo fatture, i flussi di portafoglio a volte cadono sulla filiale di radicamento, a volte sul Centro Imprese, a volte sul Back Office accentrato di Sesto, ma mentre prima era certo che l'abbinamento lo faceva la filiale di radicamento e l'autorizzazione alla lavorazione la apponeva il gestore, ora si riscontrano anche partite di portafoglio o non lavorate o lavorate e non autorizzate; non si può conoscere la posizione di un c/c poiché le partire a credito non riescono ad essere passate (ci sono difficoltà enormi per la lentezza di accredito della nuova procedura dei bonifici estero) e i flussi che avevano la firma elettronica, se sono disguidati , non si sa che sono stati emessi dalla clientela, finchè essa non le cerca, i colleghi delle Faem estero che devono pagare crediti oltre a non essere abilitati a leggere il saldo dei c/c non possonono verificare le condizioni derogate applicate».

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02/07/08

I come insicurezza finanziaria

Abbecedario_iI come insicurezza finanziaria percepita.

Non è una novità che le cose in Italia non vadano bene dal punto di vista economico e finanziario. Lo è invece il fatto che gli italiani si sentano, tra tutti gli europei, quelli con la maggiore percezione della propria vulnerabilità finanziaria. Lo afferma un’analisi recente, che dipinge un quadro a tinte fosche della situazione socioeconomica nazionale.

Nonostante l’indebitamento rispetto al reddito sia in assoluto il più basso rispetto al campione analizzato di 10 Paesi europei,
i consumatori italiani si sentono i più vulnerabili d’Europa sul piano finanziario. Lo afferma il ‘Genworth Index’, l’indicatore elaborato da Genworth Financial e da alcuni istituti di ricerca nel secondo semestre 2007 e che sarà rielaborato periodicamente per misurare la “vulnerabilità finanziaria percepita” dai consumatori. Il dato sintetico dell’Indice di vulnerabilità (per l’Italia è pari a +39 su una scala che va da -50 – massima invulnerabilità percepita - a +50 punti – massima vulnerabilità percepita -) rappresenta la quota di intervistati in un dato Paese che si sentono finanziariamente insicuri in rapporto a quegli intervistati che invece si sentono finanziariamente sicuri.

Il Genworth Index viene calcolato utilizzando dati comparati provenienti da dieci diversi paesi europei. In ordine di vulnerabilità percepita, dalla più alta alla più bassa, la scala vede in testa l’Italia, seguita nell’ordine da Portogallo, Germania, Spagna, Francia, Irlanda, Regno Unito, Danimarca, Norvegia. La Svezia è invece il Paese per il quale l’indice segnala che la vulenrabilità percepita è minima.

La rilevazione e le successive elaborazioni si sono svolte nella seconda parte del 2007 su un campione di 800 capifamiglia in media per Paese, tutti intervistati di persona. Le elaborazioni, accompagnate dalla messa a punto definitiva del modello, hanno richiesto diversi mesi di tempo e mostrano ora che l’Italia si posiziona al primo posto, quello di maggior debolezza, seguita da Portogallo, Germania e Spagna.

Secondo l’analisi, gli italiani si sentono molto vulnerabili, seguiti da portoghesi, tedeschi e spagnoli. Dalla ricerca emerge un quadro pesante delle finanze personali degli italiani. In Italia solo il 28% degli intervistati dichiara di possedere risparmi pari ad almeno quanto guadagna in un mese, contro il 64% degli svedesi e il 62% dei tedeschi. Solo un italiano su 10 ritiene di poter sostenere un eventuale aumento del debito familiare, mentre all’estero si va da un minimo del 33% di Germania, Gran Bretagna e Irlanda a un massimo del 54% per la Norvegia.  Negli ultimi 12 mesi alla data della rilevazione, solo il 49% degli italiani ha dichiarato di non aver mai avuto problemi con le scadenze di pagamento (bollette, rate finanziamenti). Spagnoli, tedeschi e francesi sono, rispettivamente al 63%, 64% e 69%. Sono riusciti a rispettare le scadenze ben il 94% degli svedesi. Infine, solo 25 italiani su 100 - il dato più basso in assoluto in Europa – dice di riuscire a mantenere gli impegni assunti senza alcuna difficoltà. Gran Bretagna, Francia e Spagna sono al 49%, 51% e 52%, la Svezia al top con l’88 per cento.

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01/07/08

Le cause della crisi finanziaria (secondo la Bis)

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C come crisi finanziaria (ma anche come cause della crisi).

La Banca dei regolamenti internazionali (Bank for international settlements, Bis) che, nella sua 78esima relazione annuale (file Acrobat Reader, .Pdf) per il periodo primo aprile 2007 – 31 marzo 2008, presentata ieri, ha sottolineato la gravità e l’intensità della crisi finanziaria in corso, ha dato anche una lettura alle cause della crisi finanziari internazionale.

Ecco alcuni passaggi delle conclusioni (il capitolo si intitola significativamente “Il difficile compito di contenere i danni”) alle quali è giunta la Bis:

«Non si può negare che i nuovi sviluppi nei mercati finanziari, segnatamente le carenze nell’attuazione del modello originate-to-distribute, abbiano avuto conseguenze nefaste. Prestiti di qualità sempre più scadente sono stati allestiti e poi venduti agli ingenui e agli avidi, e questi ultimi hanno spesso fatto ricorso alla leva finanziaria e a crediti a breve termine per accrescere ulteriormente i profitti. Ciò costituisce di per sé una grave fonte di vulnerabilità. Ma, quel che è peggio, l’opacità di tale processo fa sì che la collocazione finale delle esposizioni non sia sempre palese. Come fare per raccogliere i cocci quando non è nemmeno chiaro dove si trovino?

Le innovazioni finanziarie hanno esasperato quella che sembra essere una tendenza intrinseca alla “prociclicità” dei sistemi finanziari liberalizzati. Man mano che l’espansione creditizia alimenta la crescita economica ciclica, i prezzi delle attività e il sentimento di ottimismo aumentano, mentre diminuisce la percezione del rischio. Ciò incoraggia ulteriormente l’espansione creditizia, non da ultimo attraverso la disponibilità di garanzie supplementari utilizzabili per ottenere nuovi finanziamenti, determinando profili di spesa che potrebbero infine rivelarsi insostenibili. L’esuberanza, inizialmente razionale, può in tal modo divenire irrazionale e porre così le premesse per un potenziale collasso successivo.

Non si può neppure negare – anche in questo caso come si è visto più volte in passato – che vi siano state lacune tanto nella governance interna quanto nella supervisione esterna delle istituzioni finanziarie. Alcune società hanno subito enormi perdite e la loro  ricapitalizzazione forzata diluirà i rendimenti futuri degli attuali azionisti. Non sorprende dunque che questi ultimi siano indignati per la condotta sia degli organi dirigenti sia dei consigli di sorveglianza. Inoltre, date le crescenti indicazioni che il sistema finanziario nel suo complesso non sta più funzionando in maniera efficace, occorre che anche i responsabili della vigilanza prudenziale si chiedano cosa sia andato per il verso sbagliato. Com’è possibile, ad esempio, che si sia venuto a creare un enorme sistema bancario ombra senza che ciò abbia dato adito a una chiara manifestazione di preoccupazione di parte ufficiale?

Forse, come nel caso dei processi di governance interna, nessuno ha semplicemente avvertito l’esigenza di porre domande scomode sulle fonti di profitto dal momento che le cose andavano così bene. È di conforto che quegli elementi del Basilea 1 che hanno contribuito agli eccessi, in particolare l’assenza di fatto di requisiti patrimoniali per le entità fuori bilancio collegate alle banche, non potranno più agire in tal senso nel quadro del Basilea 2. Per questo motivo, quanto prima si darà attuazione al nuovo schema, tanto meglio sarà».

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C come crisi finanziaria

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C come crisi finanziaria.

Nella cronaca di queste ore tiene banco l’allarme lanciato dalla Banca dei regolamenti internazionali (Bank for international settlements, Bis) che, nella sua 78esima relazione annuale (file Acrobat Reader, .Pdf) per il periodo primo aprile 2007 – 31 marzo 2008, presentata ieri, ha sottolineato la gravità e l’intensità della crisi finanziaria in corso. La Bis ha detto chiaro e tondo non solo che la crisi non è ancora risolta, ma addirittura che «l
’attuale turbolenza di mercato nei principali centri finanziari mondiali non ha precedenti nel Dopoguerra».

Non solo. Secondo la Bis «di fronte al rischio significativo di una recessione negli Stati Uniti, cui si aggiunge il brusco aumento dell’inflazione in numerosi Paesi, si sta facendo strada il timore che l’economia internazionale possa trovarsi a un qualche punto di svolta. Questo timore non è infondato. La difficile situazione odierna è il frutto di molti anni di possente interazione fra innovazione nei mercati finanziari, lassismo nella governance interna ed esterna e condizioni monetarie accomodanti. Più che all’attribuzione di responsabilità, la priorità assoluta va data alla ricerca di risposte ponderate»
.

C’è un passaggio interessante della relazione che riguarda la cronologia degli eventi principali della crisi finanziaria. Ritengo che sia importante tornare sui passaggi fondamentali che hanno condotto alla situazione attuale, così gravida di conseguenze. Eccolo.


2007

14-22 giugno


Si spargono voci secondo cui due hedge fund gestiti da Bear Stearns che avevano investito in titoli garantiti da mutui supbrime sono incorsi in pesanti perdite e hanno messo in vendita 3,8 miliardi di dollari di titoli obbligazionari per far fronte alle richieste di margini supplementari. Da notizie di stampa si ha infine conferma che un fondo sarà mantenuto in vita mediante l’iniezione di crediti, mentre l’altro dovrà essere liquidato.

10-12 luglio

S&P mette sotto osservazione in vista di un declassamento 7,3 miliardi di dollari di ABS (Asset backed securities) garantiti da ipoteche residenziali emessi nel 2006 e annuncia il riesame delle strutture CDO (Credit default options) esposte a garanzie analoghe; Moody’s declassa 5 miliardi di dollari di obbligazioni ipotecarie subprime e mette sotto osservazione 184 tranche di CDO assistite da mutui in vista di un declassamento. Fitch mette in credit watch negativo 33 classi di 19 CDO strutturate.

30 luglio-1° agosto

La tedesca IKB annuncia la possibilità di perdite collegate ai mutui subprime e rivela che il suo principale azionista, Kreditanstalt für Wiederaufbau (KfW), si è accollato le sue obbligazioni finanziarie derivanti dalle linee di liquidità fornite a un conduit ABCP (Asset backed commercial paper) con esposizioni ai mutui subprime. Un fondo di salvataggio di 3,5 miliardi di euro viene apprestato da KfW e un gruppo di banche pubbliche e private.

31 luglio-9 agosto

American Home Mortgage Investment Corporation afferma di non essere in grado di finanziare i propri impegni di credito e una settimana dopo si dichiara insolvente ai sensi del Capitolo 11 della legge fallimentare Usa. Union Investment, un gestore di fondi tedesco, sospende i rimborsi di quote da uno dei suoi fondi. Tre programmi di ABCP (Asset backed commercial paper), fra cui uno collegato ad American Home, prolungano la scadenza delle proprie passività, con un provvedimento che non ha precedenti. BNP Paribas congela i rimborsi di tre fondi di investimento, adducendo l’incapacità di valutarli date le particolari circostanze.

9-10 agosto

La BCE immette liquidità overnight per 95 miliardi di euro nel mercato interbancario, segnando l’inizio di una serie di interventi straordinari da parte della comunità di banche centrali. La Federal Reserve conduce tre aste straordinarie di fondi overnight, iniettando nel sistema 38 miliardi di dollari, e rilascia una dichiarazione analoga a quella della BCE.

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30/06/08

Tassi fino al 35% con la commissione di massimo scoperto

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C come Commissione di massimo scoperto (l'indistruttibile).

Come certe erbacce in grado di resistere anche ai trattamenti più duri, la commissione di massimo scoperto infesta il campo del credito. Il balzello tiene testa ormai da anni agli attacchi del legislatore (provò a eliminarla l’ex ministro Bersani con la terza "lenzuolata" sulle liberalizzazioni, ma il provvedimento, approvato dalla Camera, si arenò al Senato), del Governatore di Banca d’Italia, Mario Draghi, della magistratura e dalle associazioni dei consumatori. Il presidente dell’Antitrust, Antonio Catricalà, in settimana l’ha definita «una prassi iniqua e penalizzante per risparmiatori e imprese», che «dev’essere abolita» con modalità e tempi rispettosi della concorrenza. Il presidente dell’Abi, Corrado Faissola, ha assicurato che le banche non saranno «insensibili al grido di dolore». Intanto però la commissione sopravvive.

Qualche banca che non la applica c’è, ma si tratta di una minoranza. Secondo un’analisi sul database dei conti correnti a confronto di PattiChiari, il consorzio dell’Abi che raggruppa l’offerta di un’ottantina di istituti, a gennaio la commissione era prevista da 314 contratti (il 64% del totale). La presenza sale al 70% con i conti sui quali può essere concordata dal cliente. Rispetto al 2007 la situazione è migliorata, ma di poco.

Perché le banche non la abbandonano? Semplice: perché rende moltissimo. Secondo la definizione ufficiale di Banca d’Italia (recepita anche dalla Cassazione con la sentenza 870 del 2006 - file Acrobat Reader, .Pdf) la commissione è «il corrispettivo pagato dal cliente per compensare la banca dell’onere di dover essere sempre in grado di fronteggiare l’utilizzo oltre il fido sul conto corrente. Il compenso è calcolato in misura percentuale sullo scoperto massimo verificatosi in un certo periodo». L’onere si calcola anche quando il prestito rimane entro il fido accordato e cresce quando è oltrepassato.

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B come Borse (in ribasso)

Abbecedario_bB come Borse (in ribasso).

È stata la tempesta (quasi) perfetta. Lo scrollone che ha colpito i mercati finanziari negli ultimi sei mesi trova pochi precedenti: le tensioni sono state innescate dalla convergenza di fattori di breve, medio e lungo periodo come la crisi del credito, i dati macroeconomici negativi e l’inflazione in ripresa per i prezzi record del petrolio e delle materie prime. L’effetto finale è stato quello di un "treno di onde" che hanno colpito da inizio anno i listini come un uragano di categoria 5. Nel solo primo quadrimestre del 2008 i mercati azionari, secondo i dati più recenti della Federazione delle Borse mondiali (Wfe), hanno bruciato 5.100 miliardi di dollari di capitalizzazione, oltre l’8,4% del loro valore alla fine del 2007.

I trend, come sempre, sono enormemente diversi tra mercato e mercato e tra settore a settore. Alle chiusure del 27 giugno, Tra la Borsa migliore, San Paolo del Brasile (+4,8% da inizio anno) e quella peggiore, Shanghai (-47,8%) passano più di 50 punti percentuali: una dispersione enorme. La pattuglia dei listini in positivo è un club molto esclusivo (Giakarta, Lubiana, Seul, Tel Aviv, Toronto e Santiago), mentre tra quelli in negativo Milano è tra le ultime della classe in Europa (-22,9% il Mibtel, -24,1% l’S&P Mib), con un calo di 10 punti superiore a quelli di Londra e dell’S&P500 di Wall Street. Tra i comparti più penalizzati a livello mondiale, i titoli finanziari (-30%), le tlc (-22,3%) e l’automotive (-21,4%). Poche le differenze sui mercati europei: da inizio anno i settori "in profondo rosso" sono il bancario (-31,6%), il commercio e l’auto (-29,8%), i media (-28,7%).

Anche sui mercati del reddito fisso gli ultimi mesi non sono stati facili, con la crescita dell’avversione al rischio che ha fatto impennare a più riprese i costi di finanziamento degli emittenti corporate, colpendo in maniera più pesante quelli con i rating più bassi. Per motivi diversi, legati all’avversione al rischio e all’inflazione, anche i rendimenti dei titoli di Stato sono decollati.

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24/06/08

C come convenzione Abi-Governo sui mutui

Abbecedario_c_3C come convenzione Abi-Governo sui mutui.

Oggi è stato definito il testo dell'accordo tra il ministero dell'Economia e l'Abi per la rinegoziazione dei mutui a tasso variabile. L'accordo copre i mutui stipulati prima del 29 maggio 2008 e consente di trasformare un mutuo a tasso variabile in uno a rata costante con tassi aggiornati ai livelli del 2006. L'accordo prevede inoltre che la differenza tra l'importo della rata dovuta secondo il piano di ammortamento originariamente previsto e quello risultante dall'atto di rinegoziazione sia addebitata su di un conto di finanziamento accessorio regolato al tasso che si ottiene in base all'Irs (Interest Rate Swap) a 10 anni, alla data di rinegoziazione, maggiorato di uno spread dello 0,50%. La rinegoziazione esplicherà i suoi effetti a decorrere dalla prima rata in scadenza dopo l'1 gennaio 2009.

In giornata, l'Antitrust era tornata a bacchettare le banche sulla portabilità dei mutui: «Molte banche - si legge nella relazione annuale presentata oggi dal presidente dell’Autorià garante della concorrenza e dei mercati, Antonio Catricalà - si sono ostinatamente attardate in una prassi che riteniamo elusiva della legge che impone la portabilità dei mutui senza oneri per i risparmiatori». Il fenomeno, ha detto Catricalà, ha costretto l'Antitrust ad aprire ben 23 procedure istruttorie.«L'accordo tra Governo e Abi sulla rinegoziazione dei mutui da solo non serve. Deve partire la portabilità dei mutui». Lo ha detto il presidente dell'Antitrust, Antonio Catricalà, al termine della presentazione della relazione annuale alla Camera. «In momenti di estremo bisogno - ha detto Catricalà - è giusto consentire alle famiglie di pagare una rata minore. Ma nel sistema, al di fuori dell'emergenza, deve partire l'effettiva portabilità gratuita dei mutui. Le banche sembrano persistere in una loro interpretazione un po’ libera, ma la normativa è chiara».

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C come cartelli

Abbecedario_c_2C come cartelli.

Cartello, secondo il dizionario De Mauro della lingua italiana, è l’«accordo stipulato tra imprese dello stesso ramo produttivo riguardo la regolamentazione dei prezzi, la qualità e la quantità delle merci prodotte e la ripartizione dei settori di mercato, allo scopo di disciplinare la reciproca concorrenza e creare una situazione di predominanza sul mercato, talvolta monopolistica: cartello di prezzi, cartello di aziende, cartello internazionale». Il «cartello bancario» è l’«accordo stipulato tra vari istituti di credito per regolamentare le operazioni bancarie e le condizioni da concedere alla clientela».

«I cartelli non sono peccati veniali, sono gravi misfatti contro la società perché corrompono la libera competizione delle forze economiche sul mercato». Lo ha sottolineato oggi il presidente dell'Antitrust, Antonio Catricalà nella relazione annuale, ricordando che negli Usa sono «puniti con la prigione». Catricalà chiede una migliore disciplina dei programmi di clemenza per chi collabora, ad esempio, «concedendo un'attenuazione della responsabilità civile».

Secondo Catricalà, il 45% di banche e assicurazioni quotate «annovera tra i propri soci imprese concorrenti» e l'80% conta nei propri cda  persone presenti anche nei board dei competitori. Il dato emerge dall'indagine Antitrust sulla governance bancaria e assicurativa i cui risultati sono stati illustrati oggi. Per il presidente dell'Antitrust il fenomeno ha una «dimensione patologica» che richiederà ulteriori approfondimenti da parte dell'Antitrust. C'è un caso - cita Catricalà - di impresa con ben 13 persone e un altro con 10 che siedono anche in organi di governance di altre società del settore».

Il presidente dell'Autorità garante della concorrenza e dei mercati (Agcm) aggiunge che «in un contesto realmente concorrenziale le imprese dovrebbero seguire rigidi criteri per impedire il determinarsi di conflitti di ruolo per i loro amministratori. La dimensione patologica del fenomeno che si va delineando richiederà ulteriori approfondimenti da parte nostra; in ogni caso costituisce motivo di fondata preoccupazione l'assenza di apprezzabili reazioni endogene che correggano una così macroscopica anomalia del sistema di governance».

Per quanto riguarda poi le sole imprese di assicurazione,  il presidente dell'Antitrust segnala l'importanza di scindere «il legame ferreo tra società prodotto e canali distributivi». La soluzione potrebbe essere quella di applicare un sistema di brokeraggio simile a quello anglosassone che garantirebbe un «venditore assolutamente imparziale» e «commissioni ben evidenziate». Non è detto, aggiunge Catricalà, che «i mandati non esclusivi riducano i margini». Si allargherebbe invece il mercato, in particolare il ramo Vita «ancora poco stimolante per i cittadini italiani, scoraggiati dal costo delle commissioni».

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M come migrant banking

Abbecedario_m_2M come migrant banking.

In un mercato bancario dominato da "alta infedeltà" dei clienti e da margini unitari dei servizi in calo, l’immigrazione rappresenta un segmento in crescita continua, con un elevato livello di affidabilità e un uso dei servizi evoluto. E se fino a qualche anno fa per i cittadini immigrati l’approccio alla banca era dovuto (per farsi accreditare uno stipendio, ad esempio, o per poter inviare soldi alla famiglia nel Paese d’origine), oggi non è più così. Il cittadino immigrato sceglie tra le offerte di servizi e di prodotti di istituti di credito e per le banche è fondamentale proporsi e comunicare nel modo corretto: in una parola fare marketing.

Lo confermano i risultati della seconda ricerca condotta nel 2007 sulla bancarizzazione degli immigrati dall’Associazione bancaria italiana (Abi) in collaborazione con il Centro studi di politica internazionale (Cespi). Se nel 2005 i cittadini immigrati che avevano aperto un conto corrente erano 1,06 milioni, due anni dopo erano aumentati di 352mila arrivando a 1,41 milioni, con un balzo di oltre un terzo. Dato l’aumento dei residenti stranieri, però, il tasso di bancarizzazione è passato nel biennio dal 60 al 67% degli immigrati.

La bancarizzazione è un fenomeno a macchia di leopardo, che cambia in funzione di fattori quali il sesso, la scolarità, la situazione lavorativa del cittadino immigrato. Ma hanno rilievo anche altre variabili quali il Paese di provenienza, la durata della permanenza in Italia e anche il contesto geografico di residenza. Ad esempio, a Milano la bancarizzazione riguarda il 71,3% della popolazione immigrata, a Roma il 52,6 e a Palermo solo il 38%. Non solo: la residenza modifica le abitudini anche tra immigrati provenienti dallo stesso Paese: tra i cittadini del Marocco residenti a Milano quelli bancarizzati sono il 79,2%, a Palermo è il 41,3%, tra i rumeni residenti a Milano il 71,2%, il 51,1% di Perugia e al 45,3% di Roma.

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18/06/08

Mutui, nuovo record dei tassi (ma in Europa c'è di peggio)

Abbecedario_r_2R come rate.

L
’ultimo numero del rapporto mensile dell’Associazione bancaria italiana (Abi) segnala che a maggio le rate per i tassi applicati dalle banche sui mutui hanno segnato il nuovo record degli ultimi cinque anni. Secondo le stime dell'Abi il tasso è salito al 5,75% dal 5,66% di aprile. Il record quinquennale precedente era stato raggiunto a dicembre (5,72%). In rialzo anche il tasso medio sul totale dei prestiti a famiglie e imprese elaborato dall'Abi e pari al 6,23% (6,19% in aprile).

Il tasso medio sui mutui, ricorda l'Abi, è una sintesi dei dati sui tassi fissi e variabili applicati alle famiglie per l'acquisto di abitazioni ed è influenzato anche dalla variazione della composizione dei prestiti effettuati a tasso fisso e a tasso variabile. Il Rapporto mensile dell'Abi ricorda anche come il livello di indebitamento delle famiglie italiane nel confronto internazionale e in particolare rispetto all'area dell'euro sia piuttosto basso: il rapporto tra debiti e finanziari e reddito disponibile in Italia è pari al 50%, mentre il dato medio per l'area dell'euro è dell'87 per cento.

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E come Educazione finanziaria

Abbecedario_eE come Educazione finanziaria.

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ortare l’educazione finanziaria in spiaggia? «E perché no?», sembrano essersi chiesti quelli di PattiChiari, il consorzio costituito nel settembre 2003 dalle banche Italiane per offrire strumenti informatici e informazioni per capire i prodotti finanziari e consentire ai risparmiatori di scegliere quelli in linea con le proprie esigenze.

Visto che l’educazione finanziaria viene considerata dagli abitanti della Penisola un optional meno importante che non la selezione dell’ultimo navigatore satellitare (magari acquistato pure a rate con una carta di credito revolving, con un esborso che si va a sommare al mutuo per la casa, la rata dell’auto, quella del cellulare e del televisore al plasma), PattiChiari si è data da tempo il compito di andare incontro ai cittadini/risparmiatori/consumatori e negli anni scorsi ha percorso oltre 500mila chilometri (più di 12 volte la circonferenza terrestre), visitando le piazze più centrali di oltre 250 città e incontrando direttamente oltre 400mila cittadini. Quest’anno però l’edizione di “PattiChiari in Città” approda in 12 spiagge «dove propone divertenti giochi di abilità per bambini, giovani e adulti: dallo shangai gigante, al “twister di PattiChiari”, dal cruciverba al gioca e vinci dell’educazione finanziaria. Così tutti potranno mettere alla prova la loro conoscenza in materia divertendosi e partecipando al concorso che premierà, alla fine del tour, 15 fortunati giocatori».

Le necessità, a dire il vero, non mancano. Secondo lo studio “Italiani e denaro” realizzato da Ispo, «il livello di educazione finanziaria della popolazione italiana non è molto elevato»: un eufemismo, direi, per mascherare un quasi totale “analfabetismo finanziario” (per fare bella figura, in inglese si potrebbe dire “financial illiteracy”). L’indagine ha rilevato che i tre quarti degli italiani ammettono candidamente di «non essere preparati in materia economico-finanziaria» (cioè di non sapere quasi un’acca di come e dove ripongono i propri sudati risparmi). Il dato positivo è che, secondo l’Ispo, per il 64% degli italiani «sarebbe utile saperne di più in tema di educazione finanziaria». Il che, comunque, è un buon punto di partenza. La nota dolente è invece il fatto che «i quattro quinti aggiungono di non essere neppure interessati all’argomento: le famiglie italiane impiegano mediamente un tempo cinque volte superiore per decidere quale Tv o Hi-Fi acquistare rispetto a quello dedicato per scegliere il mutuo per la casa».

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bio Nicola Borzi

  • Nicola Borzi«Così come l'incapacità di leggere la stampa era la sventura dei secoli passati, nel nostro tempo la sventura consiste nell'analfabetismo economico»

    Ezra Loomis Pound
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